L’aikido secondo Antonucci
Il maestro salernitano, 6° dan, è uno dei più grandi interpreti italiani di questa affascinante disciplina che pone le fondamenta nello zen
L'Aikido anela sinceramente a comprendere la natura, ad esprimere la gratitudine per i suoi doni meravigliosi, ad immedesimare l'individuo con la natura. Disciplina che conduce all'unione ed all'armonia con l'energia vitale e lo spirito dell'Universo, Quest'aspirazione, espressa nelle parole "ai", "ki" e “do”, forma l'essenza ed il concetto fondamentale di questa nobile arte marziale, che pone le sue fondamenta nello zen. Così come la intendeva il findatore dell’Aikido, Ueshiba Morihei, che ha codificato questa nobile tecnica che si tramandava in Giappone di padre in figlio.
Nobile perché era praticata dai Bushi, ovvero dai signori. In Italia l’aikido ha subito trovato grande seguito e uno dei più grandi in-terpreti è Ezio Antonucci, salernitano doc: «E pensare che il mio obiettivo» – spiega lo stesso Antonucci – «era praticare judo. Ricordo quando andai al Vestuti quaranta anni fa rimasi colpito da i salti e dai movimenti dell’aikido. Il judo presenta molte più prese, scivolate, l’aikido è sicuramente molto più elegante».
E da allora Antonucci di strada ne ha fatta considerato che è arrivato a conquistare il sesto dan: «Ma mi dirigo ormai verso il settimo. Il massimo è dieci, sarebbe un sogno arrivarci. Le gare? In questa disciplina non ce ne sono. Si effettuano esibizioni, allenamenti, stage. E tutto secondo l’antica tradizione dei bushi: gli allenamenti anche quelli con le armi, bastone e spada, si disputano senza nessuna forma di protezione». E il grande esempio del maestro Antonucci, potrebbe spingere tanti giovani salernitani ad appassionarsi a questa nobile disciplina: «Sarebbe bello, anni fa» – conclude Antonucci – «erano tanti gli appassionati ora il movimento è un po’ in declino anche perché sono davvero tante le arti marziali.
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