Iniziamo con lo stretching
L’allungamento muscolare ed il riscaldamento sono basilari per iniziare ogni pratica sportiva
Non sempre gli esercizi di stretching vengono eseguiti correttamente eppure i loro benefici sono risultati fondamentali nella pratica sportiva e nondimeno nella vita quotidiana per raggiungere e mantenere una buona forma fisica.
Difatti lo stretching, che consiste nell'allungamento muscolare e nella mobilizzazione delle articolazioni attraverso l'esecuzione di esercizi di stiramento, è un metodo che ottimizza oltre l'apparato o-steomuscolare anche la condizione del tessuto connettivo, la cui funzionalità risulta talmente importante per le ossa, le articolazioni ed i muscoli.
Il tessuto connettivo, infatti, che molte volte non viene valutato e apprezzato a sufficienza, è presente in quasi tutte le parti del corpo e tende progressivamente a diventare meno elastico provocando dolori o addirittura piccoli infortuni. La sua funzione specifica è quella di "legare e tenere ancorati gli altri tipi di tessuto nei vari organi, riempendo nel contempo lo spazio che li separa"; inoltre esso costituisce la materia prima dei legamenti e dei tendini, circonda i muscoli e di intreccia con essi, collega muscoli ed ossa, rende stabili le articolazioni e consente ed inibisce i movimenti.
Eseguendo, quindi, esercizi specifici di stretching si rende elastico e stirato il tessuto connettivo, il quale consentirà al fisico di curvarsi e di torcersi in maniera adeguata alle esigenze richieste.
Al contrario, invece, si verificherà una riduzione della mobilità muscolare ed articolare con l'insorgenza di effetti secondari come la pressione sulle radici dei nervi in varie parti del corpo, causando dolori anche in seguito a movimenti molto semplici.
Nella pratica sportiva, lo stretching ha assunto un valore sempre crescente, favorendo una flessibilità muscolare che tende a prevenire strappi, distorsioni ed indolenzimenti anche all'inizio di una nuova stagione agonistica.
Sono altresì da prendere in considerazione anche altri fattori, quali ambientali e fisici, che possono compromettere la flessibilità articolare e muscolare.
E' pertanto consigliabile un riscaldamento adeguato (generale, cardiovascolare, settoriale) prima di qualsiasi pratica sportiva e procedere con gli esercizi di stretching muscolare tramite posizioni di massima flessione, estensione o torsione, con progressioni lente in modo da non stimolare nei muscoli antagonisti il riflesso di stiramento; alternare l'estensione dei muscoli agonisti con quelli antagonisti.
Diverse sono le teorie e le posizioni assunte dagli studiosi sulla pratica dello stretching eppure ognuna raccomanda di prestare attenzione sul suo svolgimento per trarre benefici osteomuscolari, articolari e di relax psicofisico che potranno protrarsi per tutta la vita.
Lo sport allunga la vita
Per una serena terza età è importante abbinare un sano regime alimentare a una regolare attività sportiva
L’esercizio fisico è indispensabile in tutte le fasi della vita ma è utile soprattutto nella fase senile di ogni individuo. Con l’invecchiamento si assiste ad un graduale decremento di molte capacità motorie ed una progressiva riduzione di frequenza cardiaca, di massa corporea magra, di conduzione dell’impulso nervoso e deficit sensoriale che comportano una difficoltà nella coordinazione e nell’apprendimento di gesti motori complessi, di mobilità della gabbia toracica con progressiva alterazione della funzione respiratoria, della normale circolazione vascolare con irrigidimento delle arterie che causa un aumento della pressione sanguigna e sistolica, ed infine, una cospicua riduzione della componente calcica dell’osso, ovvero l’ osteoporosi. E’ questa una malattia che comporta un aumento della fragilità ossea ed un’ elevata incidenza di fratture. E’ opportuno avere un corretto stile di vita associando ad un’alimentazione ricca di calcio e vitamina D, un regolare esercizio fisico. Si è dimostrato, infatti, che l’attività fisica migliori le capacità funzionali delle articolazioni, incrementa la massa ossea dei segmenti scheletrici ed inoltre la durata, la frequenza e l’intensità dell’esercizio fisico migliorano l’equilibrio, la coordinazione e, nello stesso tempo, rafforzano la muscolatura. E’ consigliabile effettuare esercizi in posizione eretta e che impegnino il peso corporeo, in questo modo si determina sullo scheletro una sollecitazione meccanica che agisce positivamente sul processo di demineralizzazione. E’ sufficiente una attività a bassa intensità, ma con impegno costante,non più di un'ora, tre volte la settimana ed associato a stretching statico e lunghi recuperi. Basterebbe camminare per qualche chilometro alcune volte alla settimana per conseguire ottimi risultati. Bisogna tener presente che il movimento deve essere proporzionato alla forma fisica ed all'età del soggetto. Lo sport che richiede uno sforzo fisico troppo intenso è deleterio in molti casi, specie negli ultrasettantenni. I corsi collettivi di ginnastica per anziani favoriscono la socializzazione con altre persone e danno la possibilità di essere seguiti da insegnanti qualificati che sono in grado di correggere errori di esecuzione o esigenze esagerate nei confronti delle proprie prestazioni. Se non vi sono patologie in atto tali da sconsigliarli, quindi, è bene effettuare regolarmente esercizi aerobici di leggera intensità. L'invecchiamento sarà così più equilibrato e lento in quanto l'anziano non solo trarrà beneficio fisicamente, ma avrà anche un miglior atteggiamento nei confronti del proprio corpo che, nonostante l'età, si dimostrerà ancora efficiente ed attivo.
Valentina Liguori
Dottoressa in Scienze Motorie
Celiachia e attività sportiva
Lo sport può aiutare gli adolescenti celiaci a raggiungere un benessere psico-fisico
La celiachia è una delle intolleranze alimentari più diffuse nel mondo occidentale e, da qualche anno, certamente una di quelle di cui si sta parlando di più nel nostro paese. Essa rappresenta il risultato dell’anomala interazione tra un fattore ambientale (il glutine contenuto in alcuni cereali) e l’apparato difensivo (il sistema immunitario) di alcuni individui portatori di un determinato patrimonio genetico. La celiachia deve essere considerata una condizione e non una malattia, poiché per la sua risoluzione non è necessario assumere farmaci bensì attenersi, sia pure a vita, a una dieta senza glutine. Questa però non deve essere considerata una “dieta per malati” ma soltanto un regime alimentare alternativo dal quale viene eliminata una proteina collosa con uno scarso valore nutrizionale che ha l’unica virtù di conferire elasticità e coesività all’impasto di farina di grano che, peraltro, richiede un maggiore impegno e tempo per essere digerito dal nostro stomaco.
Anche se la dieta deve essere mantenuta a vita, la celiachia non va considerata alla stregua di altre patologie croniche (p.e. il diabete, l’artrite reumatoide o le malattie infiammatorie croniche intestinali). In tali casi il soggetto deve imparare a convivere con la consapevolezza di un progressivo peggioramento della sua malattia nonostante la terapia instaurata che talvolta, con i suoi effetti collaterali, può influire negativamente sulla sua qualità di vita; di contro nel celiaco a dieta si verifica un netto miglioramento del suo stato fisico.
La numerosità attuale degli in-dividui celiaci impone, da parte nostra, una precisa presa di co-scienza del problema: chi non lo fa intralcia il loro inserimento sociale, li inquadra come “di-versi” mentre essi andrebbero soltanto considerati come individui creditori del giusto diritto di nascere, crescere e vivere al riparo dei danni a loro recati dal glutine.
Non esistono attività sportive precluse a un celiaco anzi, poiché lo sport si fonda su valori sociali, educativi e culturali essenziali, esso può rappresentare un fattore di inserimento, di partecipazione alla vita sociale, di tolleranza ma anche di accettazione delle differenze.
Questo è ancora più importante durante l’adolescenza, fase di profondi e radicali cambiamenti sia fisici sia psicologici. Quando in un adolescente si manifesta una malattia cronica, i problemi e i bisogni suoi e della intera fa-miglia si moltiplicano, assommandosi a quelli ordinariamente esistenti in tutte le famiglie per la necessità di instaurarsi di un nuovo modo di vivere in seguito al contrasto tra aspirazioni e realtà di vita.
E allora lo sport può aiutare gli adolescenti celiaci a raggiungere un benessere psico-fisico, incoraggia una maggiore autostima e tolleranza delle frustrazioni e si traduce in una maggiore inclusione e coesione sociale con mi-glioramento della loro qualità di vita.
Basilio Malamisura
Pediatra Primario e responsabile
del centro celiachia Ospedale di Cava de’ Tirreni
|