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IL LEGALE

Arti marziali e responsabilità agonistica

Il comportamento dell’atleta deve essre caratterizzato dalla osservanza delle regole controllata in relazione alle specifiche finalità agonistiche


Alla palestra delle arti marziali del parco Arbostella a Salerno il turno di allenamento della polisportiva Taekwondo Salerno è finito.
Dopo le ultime raccomandazioni agli atleti che gareggeranno, ma anche i rimbrotti ai più giovani affinché seguano l'esempio del vice campione italiano Carmine Rago, di Francesco Rocciola e delle altre cinture nere, si rientrare negli spogliatoi.
Ognuno reca sul corpo lividi causati da ripetuti calci scambiati durante l'allenamento, ma l'atmosfera è rilassata, caratterizzata da lealtà e voglia di migliorare tecnica e personalità tutti insieme.
Nelle chiacchiere che ci si scambia, ci si chiede quale sia il rischio, da un punto di vista legale, cui possa andare incontro un praticante del Taekwondo qualora cagioni un infortunio ad un altro atleta.
Ebbene, in tali casi, attinenti al reato di lesioni personali, la Cassazione penale ha più volte ribadito che, essendo l'evento lesivo solo possibile e non certo, i limiti che incontra il consenso dell'avente diritto rispetto all'indisponibilità dell'integrità fisica possono essere superati.
Il comportamento dell'atleta deve essere però caratterizzato dalla necessaria osservanza delle regole fissate per una data attività sportiva, controllata in ogni momento ed in relazione alle specifiche finalità agonistiche dal senso vigile ed umanitario del rispetto dell'integrità fisica e della vita sia dell'avversario che dei terzi, essendo in ogni caso imposto al competitore di astenersi da azioni di manifesta e particolare pericolosità.
Con specifico riguardo alle arti marziali, la Cassazione, affrontando il caso delle lesioni cagionate nel corso di un allenamento di karate ad un allievo-cintura bianca da un allievo-cintura nera, ha affermato che l'avvenuto rispetto delle regole è irrilevante e comunque non decisivo in quanto nel caso di esibizione-allenamento l'attività sportiva richiede nel comportamento dei contendenti una maggiore prudenza e cautela per evitare non necessari pregiudizi fisici all'avversario e quindi un maggiore controllo dell'ardore agonistico e della forza e velocità dei colpi. Si ricollega invece alla comune esperienza la constatazione che nelle gare l'ansia del risultato, la stanchezza fisica e la carica agonistica possono determinare delle violazioni non volontarie del regolamento.
L'argomento è quanto mai interessante, ma il Maestro ci invita a non attardarci negli spogliatoi oltre il necessario e soprattutto a non conversare ad alta voce.
Sul tatami è già iniziata la lezione di Kung Fu ed è giusto lasciare agli atleti che praticano quest'altra arte la possibilità di trovare la giusta concentrazione.
Non è forse il rispetto degli altri il primo fondamento delle arti marziali?

Antonello Di Donato
Avvocato del Foro di Salerno


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